Salute e attività fisica ai tempi del COVID-19

1 Marzo 2020

In Italia e nel mondo l’infezione da parte del nuovo coronavirus è fonte allarme e di acceso dibattito. Questo virus, battezzato dapprima 2019-nCov e successivamente SARS-CoV-2, come tutti i Coronavirus infetta e si moltiplica principalmente nelle cellule dell’apparato respiratorio dell’essere umano. Le persone più suscettibili all’infezione da parte di questo patogeno, e in generale le persone con più probabilità di subire sequele gravi in seguito ad un’infezione sono gli immunodepressi e gli anziani. Si pensi che, stando ai dati più recenti su SARS-CoV-2, solo il 3% dei casi di infezione confermati hanno colpito pazienti con età ≥ 80 anni, ma la letalità in questa fascia d’età è stata del 14,8%, una cifra spropositata se si pensa che la letalità sul totale di pazienti infetti è stata, sinora, del 2,3%¹.

Ci siamo chiesti allora se l’esercizio fisico e nello specifico il ciclismo, o l’uso della bicicletta in generale come mezzo per svolgere l’attività fisica quotidiana raccomandata dal WHO (OMS) potessero svolgere un ruolo sull’attività del nostro sistema immunitario e nella prevenzione delle infezioni, soprattutto quelle dell’apparato respiratorio. La risposta è sì: gli studi più recenti sia sui topi sia sugli animali hanno dimostrato che l’attività fisica, anche non a livelli agonistici, modifica le caratteristiche del sistema immunitario.

Salute e attività fisica ai tempi del COVID-19

Ad esempio, uno studio pubblicato nel 2018 su Aging Cell² ha messo a confronto un gruppo di 125 pazienti tra i 55 e i 79 anni, tutti ciclisti amatoriali di ambo i sessi con un gruppo di 75 anziani sedentari clinicamente sani (57-80 anni) e un gruppo di giovani adulti sedentari clinicamente sani (20-36 anni). Tutti i membri del gruppo dei ciclisti avevano mantenuto l’abitudine di andare in bici durante la loro vita adulta. Dopo un prelievo di sangue per ogni donatore, i ricercatori hanno misurato la quantità di un particolare tipo di cellule del sistema immunitario, le RTE (recent thymic emigrants). Queste cellule sono dei linfociti T prodotti dal timo ed immesse nella circolazione periferia, ovvero nel sangue. Il timo è un organo che serve alla maturazione dei linfociti T, delle cellule del sistema immunitario che, insieme alle altre, fanno parte della risposta immunitaria cellulo-mediata verso virus e batteri. Normalmente, nel corso della vita, il timo va incontro ad atrofia, riducendosi di dimensione e perdendo gradualmente la propria funzione, e conseguentemente i linfociti T “nuovi” immessi nel circolo dal timo diminuiscono con l’età. Si ritiene che questa regressione da parte del timo sia un meccanismo fondamentale in quel processo chiamato “immunosenescenza”, ovvero la graduale perdita di funzione del sistema immunitario che spiega come mai le persone anziane siano più facilmente esposte alle infezioni. Tornando alle RTE, queste sono linfociti T immessi nel circolo periferico dal timo, che andranno incontro a maturazione nel corso delle successive tre settimane circa, perdendo le caratteristiche che le differenziano dagli altri linfociti T presenti nel sangue. In questo studio, i ricercatori hanno misurato la percentuale di RTE per valutare la funzione del timo, confrontandola nei tre diversi gruppi di pazienti. I risultati dello studio hanno dimostrato che il gruppo degli anziani abituati a pedalare aveva dei livelli di RTE più alti rispetto a quelli dei pari età sedentari ed equivalenti a quelli dei giovani adulti sedentari.

I risultati dello studio hanno dimostrato che nel gruppo degli anziani abituati a pedalare aveva dei livelli di RTE più alti rispetto al gruppo dei pari età ed equivalente a quelli dei giovani adulti sedentari.

Nello studio sono stati misurati anche i livelli ematici dei fattori che stimolano la produzione di linfociti T da parte del timo e dei fattori che, invece, la bloccano. In particolare, si sono valutati i livelli di due molecole, chiamate “interleuchine”; le interleuchine (IL) in generale sono dei fattori prodotti da diverse cellule del nostro organismo e possono stimolare o bloccare l’azione di diverse cellule. In particolare, l’interleuchina IL-7, ha un effetto protettivo sul timo e stimola l’immissione in circolo di RTE; al contrario, IL-6 promuove l’atrofia del timo. Dai dati ricavati in questo studio è risultato che i pazienti con l’abitudine ad andare in bici avevano livelli di IL-7 elevati e, al contrario, quantità di IL-6 diminuite; il che risulta in un effetto anti-atrofico verso il timo.

Dunque, i soggetti anziani che hanno mantenuto un buon grado di attività fisica nella loro vita adulta potrebbero risentire di questo effetto protettivo sul timo da parte dell’esercizio e, poiché l’involuzione del timo è un elemento chiave del processo di immunosenescenza e riduce la capacità degli individui anziani di rispondere ai patogeni si può concludere che l’attività fisica costante è importante nella risposta immunitaria a batteri e virus. Tant’è vero che, un altro studio del 2013 ha proposto il livello di involuzione del timo come fattore determinante la mortalità per tutte le cause negli anziani³.

L’articolo di Aging Cell conclude affermando che l’invecchiamento è un processo che vede l’interazione di svariati fattori, tra cui quelli genetici, l’ambiente e lo stile di vita; i risultati dello studio evidenziano il fatto che l’inattività fisica, con l’età, può essere un elemento importante nel determinare, in negativo, l’attività del timo e l’immissione in circolo di linfociti T. Conseguentemente, questo potrebbe ripercuotersi sulla risposta immunitaria alle infezioni nelle persone anziane.

Dott. D. Vita

divisore strada